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Urologia - Volume 67, Supplemento, 2000 © 2000 Editoriale Urologia, Treviso Prostatectomia radicale nei pazienti con alti livelli di PSA. Pratica da
proscrivere? A. Fandella, L. Maccatrozzo, F. Merlo, L. Faggiano, P. Checchin, G. Tuccitto, M. Mangano, E. Cicerello, G.L. Drago-Ferrante, G. Anselmo Divisione Urologica - Ospedale Regionale - Treviso 49° Convegno SUNI - Brescia, 21-23 settembre 2000 - Comunicazione. Riassunto Introduzione. Gli alti livelli di PSA alla diagnosi sono spesso considerati sinonimo di malattia avanzata e pertanto escludono la possibilità di eseguire una terapia locale. Questi pazienti sono avviati a terapie ormonali, immediate o dilazionate al momento della comparsa dei sintomi. Alcuni centri Urologici propugnano invece la prostatectomia radicale, preceduta da linfoadenectomia pelvica, come primo procedimento iniziale di una terapia combinata. Abbiamo voluto osservare retrospettivamente se i pazienti con tumore della prostata e valori di PSA superiore a 30 ng/ml da noi sottoposti a prostatectomia radicale, avessero dei dati di sopravvivenza paragonabile a quelli degli operati con valori di PSA inferiori. Materiali e metodi. Dal 1988 al 1998 abbiamo sottoposto a prostatectomia radicale preceduta da Iinfoadenectomia pelvica (LAD) stadiante 276 pazienti; di questi, 38 con PSA pre-operatorio superiore ai 30 ng/ml, presentano un follow-up superiore ai 4 anni. Questi ultimi sono stati paragonati ad un gruppo di 44 pazienti analogo per età e stadiazione clinica (con PSA < 30 ng/ml) operati nello stesso periodo. Risultati. La maggior parte dei pazienti con PSA superiore a 30 avevano uno stadio patologico più elevato ed il 28% una diffusione linfonodale di malattia contro il 20% dei pazienti con PSA < 30 ng/ml. La deprivazione androgenica fu iniziata nel 37% dei pazienti del 1° gruppo rispetto al 36% del 2°, lormonoterapia fu iniziata nel follow-up per progressione biochimica o clinica in un ulteriore 16% dei pazienti del 1° gruppo e nel 9% del 2°. 3 pazienti del 1° gruppo e 2 del 2° furono sottoposti a radioterapia. La sopravvivenza cancro specifica è risultata simile nei 2 gruppi, rispettivamente 90% e 93% a 5 anni; quella che si differenzia è naturalmente la sopravvivenza libera da tumore (liberi da recidiva anche biochimica e da terapia) a 5 anni: 25% nel 1° gruppo contro il 37% del 2°. Conclusione. Molti pazienti con PSA > 30 ng/ml presentano malattia localmente avanzata al momento della chirurgia; resta da dimostrare se in questi casi il trattamento della malattia locale allunghi la sopravvivenza. In ogni caso la mortalità cancro specifica dopo prostatectomia radicale risulta bassa, e si ottengono sopravvivenze libere da sintomi molto prolungate. I valori pre-operatori di PSA non sembrerebbero sufficienti per predire su base individuale lo stadio anatomo-patologico e specialmente la prognosi post-chirurgica dei pazienti. La prostatectomia radicale potrebbe pertanto rimanere tra le opzioni terapeutiche da offrire ai pazienti con alti valori di PSA, a stadiazione clinica localizzata, come prima parte di un trattamento combinato. Parole chiave: PSA - prostatectomia radicale - sopravvivenza. Abstract Introduction. High diagnostic PSA levels are often considered a sign of advanced disease and therefore exclude the possibility of local therapy. These patients are given hormonal therapy, either immediate or deferred to when symptoms appear. Some urology centres instead advocate radical prostatectomy preceded by pelvic lymphadenectomy as initial procedure in combined treatment. The authors retrospectively analysed if the survival of prostate tumour patients with PSA values above 30 ng/ml subjected to radical prostatectomy was comparable to those with lower PSA values. Materials and methods. From 1988 to 1998, 276 patients underwent radical prostatectomy preceded by staging pelvic lymphadenectomy (LAD). In 38 patients with pre-operative PSA levels higher than 30 ng/ml, follow-up was more than 4 years. They were compared to a group of 44 patients with similar age and clinical stage (PSA < 30 ng/ml), who were operated in the same period. Results. Most patients with PSA over 30 had a higher pathological stage and the lymph nodes were involved in 28% compared to 20% of the patients with PSA < 30 ng/ml. Androgenic deprivation was started in 37% of patients in the 1st group compared to 36% in the 2nd and hormone therapy was started during follow-up due to biochemical or clinical progression in another 16% of patients in the 1st group and 9% in the 2nd. 3 patients in the 1st and 2 in the 2nd group underwent radiotherapy. Specific cancer survival, however, was similar in both groups - 90% and 93% respectively at 5 years. The difference naturally lies in the disease-free survival (free from biochemical recurrences and from therapy) at 5 years: 25% in the 1st group against 37% in the 2nd. Conclusion. Many patients with PSA > 30 ng/ml have locally advanced disease at the time of surgery; it has to be proved if in these cases treatment of the local disease prolongs survival. In any case specific cancer mortality after radical prostatectomy is lower and symptom-free survival rates are much longer. Pre-operative PSA values are insufficient to predict, on an individual basis, the anatomo-pathological stage and in particular the post-surgical prognosis. Radical prostatectomy should therefore be kept among the therapeutic options open to patients with high PSA values, with localised clinical staging, as first part of a combined therapy. Key words: PSA - radical prostatectomy - survival. |